"La
storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra
della vita, messaggera delle antichità"
PRIMA CAMPAGNA DI GUERRA 1940
SECONDA CAMPAGNA DI GUERRA 1941
SECONDA CAMPAGNA DI GUERRA 1941
Comando Superiore FF.AA. "A.S.I." Gen. Rodolfo Graziani
10ª Armata (Gen. Mario Berti)
63ª Divisione fanteria "Cirene" (Gen. Carlo Spatocco),
158° Reggimento Fanteria Divisionale 'LIGURIA''

mio padre Italo con la tromba e Andrenacci Stolano dietro con il clarinetto
il 25 maggio del 1940 all’eta di 25 anni ,venne richiamato dal 225° Reggimento fanteria: il 5 Giugno si imbarcò a Bari con destinazione Bengasi (Libia) annesso al 158° Reggimento fanteria‘ LIGURIA mobilitato sul fronte bellico con la 63ma Divisione fanteria CIRENE
la battaglia di Bardia
il 3 gennaio 1941, dopo un prolungato bombardamento da terra e dal mare che
indebolì notevolmente le difese italiane, la fanteria della 6ª Divisione
australiana riuscì ad aprire un varco nel settore occidentale già alle 7.00. Una serie di piccoli scontri molto duri, in corrispondenza dei
capisaldi tenuti dagli italiani. Sfondato il perimetro difensivo, gli australiani attaccarono all’alba
del 4 gennaio il settore sud-orientale, dove i capisaldi tenuti dai reparti della Cirene vennero
attaccati dal retro e travolti; l’abitato di Bardia venne
occupato nel pomeriggio dello stesso giorno.
Da un estratto del libro di Eno Santecchi,
“Così sono trascorsi gli anni migliori”:
“Un pomeriggio, verso le ore 16.00, uno degli ultimi
giorni dell’anno 1940, venne in visita il generale Bergonzoli. Riunì gli
ufficiali nella tenda del capitano e disse loro in breve: ‘Le possibilità di
resistere sono scarsissime, non c’è da sperare in aiuti esterni. Alla prossima
offensiva nemica, entro qualche giorno, finiremo tutti prigionieri’. Per noi
soldati significava: ‘Il generale Graziani comandante superiore in Africa
Settentrionale ci ha abbandonati al nostro destino’. Dalle comunicazioni
frenetiche degli ultimi giorni Alfredo, il centralinista, aveva già avuto
sentore dell’imminente attacco finale del nemico. Dopo un assedio di circa 25 giorni,
gli Inglesi decisero di chiudere la partita con noi. "
La campagna si conclude ai primi di
febbraio del 1941 con la rotta delle forze italiane; le cifre di 133.000
prigionieri (tra cui ben 23 generali), 400 mezzi corazzati e 1.300 cannoni catturati
dagli alleati.
Con L’annuncio dell’armistizio da parte di Badoglio – Capo
del Governo Italiano , dell’8 Settembre
1943 dopo 3 anni di guerra, circa un 1.300.000 militari italiani prigionieri vennero internati nei campi di prigionia : 600.000 nei campi
degli Alleati (Inglesi Americani e
Francesi ) 100.000 nei gulag dell’Unione Sovietica ed altrettanti 600.000 ,quelli catturati dopo l’armistizio
dagli ex alleati tedeschi, internati nei
campi di detenzione in Germania e
in Polonia .
.... oltre 108 mila militari italiani sono stati detenuti e 94 mila di loro, dal 1941 fino al 1947,
rinchiusi in un campo di prigionieri a 43 km da Pretoria ,
Zonderwater, nome poco invitante ovvero "senz'acqua" in lingua afrikaans....che di fatto divenne una
città-prigione tanto dimenticata dai libri di storia quanto
esemplare .
Ho letto che una
parte della storiografia ha formulato giudizi severi su questi fatti di guerra e soprattutto sui questi militari italiani di età media eta media 24-26 anni che
siano morti o reduci dopo essere stati
prigionieri comunque " gli unici
soggetti a pagare per tutti” la cambiale della guerra perduta” ( A. Petacco)
.
Altri storici hanno provato anche a minimizzare sino a distinguere una gerarchia della sofferenza tra
chi e stato prigioniero in un posto anziché in un’altro, tra ‘volenterosi cooperatori’ degli ex nemici in
nome della libertà e democrazia ed una
minoranza di prigionieri , ‘ non cooperatori ‘ , sia per fedeltà ideologica ,o per orgoglio e per coerente dignità
militare che risposero “no” ai loro detentori scegliendo di mantenere il loro stato di ‘ prigionieri di guerra ‘ piuttosto che assumere quello umiliante , più
comodo, di subalterni “ cooperatori” di
coloro contro i quali avevano combattuto fino a poco tempo prima .
Mio padre parlava di un suo amico prigioniero del suo stesso paese idealmente ‘ non cooperatore’ gia
sposato che aveva lasciato moglie anche
due figli , pur di tornare a casa dalla famiglia quanto prima , aderì alla proposta di cooperazione lusingato dalla promessa che sarebbe
rimpatriato prima degli altri non cooperatori .
Interno del Campo di Zonderwater . Sud AFRICA
Non credo si debba sminuire o si possa dimenticare da realtà vissuta da questi giovani militari italiani
prigionieri in quella guerra , costretti a vivere comunque da prigionieri in un campo delimitato
da muri e filo spinato ( vedi foto ) e sottoposti a precise regole e limitazioni personali oltre che della loro libertà di vivere nelle loro famiglie e nelle loro case lontane migliaia di kilometri con stress e
disagi psico-fisici individualmente
sofferti e somatizzati ognuno in maniera diversa .
Il Comandante del Campo di
detenzione di Zonderwater l’inglese
Prinsloo ( scrive Annoni nel suo libro) si preoccupò di separare in luoghi e blocchi diversi
i cooperatori dai ‘
fascisti non cooperatori ‘ per contenere anche un livello di convivenza tra
loro, divenuta difficile rissosa anche con scontri fratricidi .
Nel contempo lo stesso responsabile del campo pensò anche di agevolare e promuovere tutte le forme di svago possibili e sviluppare l’impegno dei prigionieri ,
nelle attività istruttive , nella scuola e principalmente, nello sport individuali e di gruppo .
Mio padre raccontava che venivano organizzati tornei di calcetto a squadre anche tra opposti schieramenti tra cooperatori e non , attività di intrattenimento teatrali dove attori erano i prigionieri militari, cinematografiche ed anche teatrali , intrattenimenti danzanti nei locali ricreatori delle giornate di festa , avevano impegni scolastici a diversi
livelli ed anche di formazione professionale con lezioni tenute anche da insegnanti universitari , laboratori artistici e artigianali .
.
Mio padre fu un prigioniero ’non
cooperatore’ e fece parte del gruppo ad essere rimpatriati per ultimi , quelli che non ebbero la possibilità di partecipare , in patria, al voto referendario che si
svolse il 2 - 3 Giugno 1946 .
mio padre ... dopo la cura Zondewater
Ritornò a casa ad Aprile
del 1947 dopo 7 anni di guerra e prigionia , dopo essere stato inviato
all’Ospedale Militare di Perugia per il controllo medico dal quale fu
dimesso il giorno successivo al ricovero
con un foglio di convalescenza per reumatalgia infermità
“ si dipendente da servizio” .
Nell’anno 2003 , 14
anni dopo la morte di mio padre e dopo
circa trenta anni di vertenza , venne
emessa la sentenza definitiva ,di rifiuto del trattamento pensionistico per il mancato riconoscimento di malattie contratte nel periodo bellico riconosciute al suo rientro in patria all'Ospedale Militare di Perugia e nonché dalla Commissione delle Pensioni di Guerra presso il Ministero del tesoro nell'anno 1974 !!!.
Il Presidente della Repubblica , Ciampi , al quale mi rivolsi per ottenere giustizia , contro quel giudizio infausto … mi rispose che non poteva fare … nulla .. !















Nessun commento:
Posta un commento