lunedì 29 aprile 2024

Bardia destinazione Zonderwater



                        I percorsi della storia

"La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, messaggera delle antichità"
                     

mio padre .. Italo 

 PRIMA CAMPAGNA   DI GUERRA  1940
SECONDA CAMPAGNA DI GUERRA  1941


Comando Superiore FF.AA. "A.S.I." Gen. Rodolfo Graziani

10ª Armata (Gen. Mario Berti)

XIII Corpo d'Armata (Gen. Annibale Bergonzoli)
63ª Divisione fanteria "Cirene" (Gen. Carlo Spatocco),

158° Reggimento Fanteria Divisionale  'LIGURIA'' 















 mio padre Italo con la tromba e  Andrenacci Stolano dietro con il clarinetto 


il 25 maggio del 1940   all’eta di 25 anni  ,venne richiamato  dal  225° Reggimento fanteria:  il 5 Giugno si imbarcò  a Bari  con destinazione Bengasi (Libia)  annesso al 158° Reggimento fanteria‘ LIGURIA  mobilitato  sul  fronte  bellico   con la  63ma Divisione fanteria  CIRENE  





la battaglia di Bardia
il 3 gennaio 1941, dopo un prolungato bombardamento da terra e dal mare che indebolì notevolmente le difese italiane,  la fanteria della 6ª Divisione australiana riuscì ad aprire un varco nel settore occidentale già alle 7.00. Una serie di piccoli scontri molto duri, in corrispondenza dei capisaldi tenuti dagli italiani. Sfondato il perimetro difensivo, gli australiani attaccarono all’alba del 4 gennaio il settore sud-orientale, dove i capisaldi tenuti dai reparti della Cirene vennero attaccati dal retro e travolti; l’abitato di Bardia venne occupato nel pomeriggio dello stesso giorno.  

(dal libro di  C Annese – I Diavoli di Zonderwater ) - il libro non si propone di riscrivere la grande storia della Seconda Guerra Mondiale , piuttosto, raccontare le tante piccole storie di una generazione di giovani che hanno trascorso in quell'estremo lembo dell'Africa i migliori anni della loro vita




Da un estratto del libro di Eno Santecchi, “Così sono trascorsi gli anni migliori”:

“Un pomeriggio, verso le ore 16.00, uno degli ultimi giorni dell’anno 1940, venne in visita il generale Bergonzoli. Riunì gli ufficiali nella tenda del capitano e disse loro in breve: ‘Le possibilità di resistere sono scarsissime, non c’è da sperare in aiuti esterni. Alla prossima offensiva nemica, entro qualche giorno, finiremo tutti prigionieri’. Per noi soldati significava: ‘Il generale Graziani comandante superiore in Africa Settentrionale ci ha abbandonati al nostro destino’. Dalle comunicazioni frenetiche degli ultimi giorni Alfredo, il centralinista, aveva già avuto sentore dell’imminente attacco finale del nemico. Dopo un assedio di circa 25 giorni, gli Inglesi decisero di chiudere la partita con noi. "

..

    
La campagna si conclude ai primi di febbraio del 1941 con la rotta delle forze italiane; le cifre di 133.000 prigionieri (tra cui ben 23 generali), 400 mezzi corazzati e 1.300 cannoni catturati dagli alleati.


Con L’annuncio dell’armistizio da parte di Badoglio – Capo del Governo Italiano ,  dell’8 Settembre 1943  dopo 3 anni di guerra,  circa un 1.300.000 militari  italiani prigionieri vennero internati  nei campi di prigionia : 600.000  nei campi   degli Alleati (Inglesi Americani e  Francesi ) 100.000  nei gulag  dell’Unione Sovietica  ed altrettanti  600.000 ,quelli catturati dopo l’armistizio dagli ex alleati tedeschi,  internati nei campi di detenzione  in Germania e in  Polonia .  


.... oltre 108 mila  militari italiani sono stati detenuti  e  94 mila di loro, dal 1941 fino al 1947, rinchiusi in un campo di prigionieri a 43 km da Pretoria , Zonderwater, nome poco invitante  ovvero "senz'acqua" in lingua afrikaans....che di fatto divenne una città-prigione tanto dimenticata dai libri di storia quanto esemplare .

Ho letto  che una parte della storiografia ha formulato giudizi severi  su questi fatti di guerra  e soprattutto sui questi  militari italiani  di età media  eta media 24-26 anni   che siano morti o reduci  dopo essere stati prigionieri  comunque  " gli unici soggetti  a pagare  per tutti”  la cambiale della guerra perduta” ( A. Petacco) . 

Altri  storici hanno  provato anche a minimizzare  sino a distinguere  una  gerarchia della sofferenza  tra  chi e stato prigioniero in un posto anziché in un’altro, tra  ‘volenterosi cooperatori’ degli ex nemici in nome della libertà e  democrazia   ed una minoranza di prigionieri  ,  ‘ non cooperatori ‘ ,  sia per fedeltà ideologica ,o  per orgoglio e per coerente dignità militare   che risposero “no”   ai loro detentori  scegliendo di mantenere  il loro stato di ‘ prigionieri di guerra ‘    piuttosto che assumere quello umiliante , più comodo,  di subalterni “ cooperatori” di coloro  contro i quali  avevano combattuto fino a poco tempo prima .  

Mio padre   parlava   di un  suo amico prigioniero del suo stesso paese    idealmente ‘ non cooperatore’   gia sposato  che  aveva lasciato  moglie anche  due figli  , pur di tornare a casa  dalla famiglia quanto prima , aderì alla proposta  di cooperazione  lusingato dalla promessa che sarebbe rimpatriato prima  degli altri  non cooperatori . 



   Interno del Campo di Zonderwater . Sud AFRICA


Non credo si debba  sminuire o  si possa dimenticare da realtà vissuta da questi giovani militari italiani prigionieri  in quella guerra , costretti a vivere  comunque da prigionieri   in un campo delimitato da muri e filo spinato ( vedi foto )  e  sottoposti a  precise regole e limitazioni personali  oltre che della loro libertà di vivere nelle loro famiglie  e nelle loro case  lontane migliaia di kilometri  con stress e disagi  psico-fisici  individualmente sofferti  e somatizzati  ognuno in maniera diversa  .

Il Comandante del Campo di detenzione di Zonderwater   l’inglese Prinsloo ( scrive  Annoni nel suo libro) si preoccupò di separare   in  luoghi e blocchi  diversi  i  cooperatori  dai   ‘ fascisti  non cooperatori ‘  per  contenere  anche un livello di convivenza   tra loro, divenuta  difficile  rissosa anche con  scontri fratricidi  .

Nel contempo  lo stesso  responsabile del campo   pensò anche di agevolare e promuovere tutte le forme di svago possibili  e sviluppare  l’impegno  dei prigionieri , nelle attività istruttive , nella scuola e principalmente, nello sport individuali e di gruppo .

Mio padre raccontava  che venivano organizzati tornei di calcetto  a squadre  anche tra opposti schieramenti  tra cooperatori e non  ,  attività di intrattenimento  teatrali  dove attori erano i prigionieri militari,   cinematografiche ed anche teatrali   , intrattenimenti  danzanti   nei locali ricreatori   delle giornate di festa ,  avevano impegni scolastici a diversi livelli ed anche di formazione professionale   con lezioni tenute anche da insegnanti universitari , laboratori artistici e artigianali .












 .

Mio padre  fu un  prigioniero  ’non cooperatore’  e  fece parte  del gruppo   ad essere rimpatriati  per ultimi  , quelli  che non ebbero la possibilità di partecipare , in patria, al voto referendario  che si svolse il 2 - 3 Giugno 1946 . 





mio padre ... dopo la cura Zondewater



Ritornò a casa  ad Aprile del 1947   dopo 7  anni di  guerra e  prigionia ,  dopo essere stato   inviato  all’Ospedale Militare di Perugia  per il controllo medico   dal quale fu  dimesso il giorno successivo al ricovero  con un foglio di convalescenza   per reumatalgia   infermità  “ si dipendente da servizio” .




Nell’anno 2003 ,   14 anni dopo  la morte di mio padre   e dopo circa trenta anni di vertenza   ,   venne emessa la sentenza definitiva ,di rifiuto del trattamento pensionistico  per il mancato riconoscimento  di malattie contratte nel periodo bellico riconosciute   al suo rientro  in patria    all'Ospedale Militare  di Perugia   e  nonché dalla  Commissione  delle Pensioni di Guerra  presso il Ministero del tesoro nell'anno 1974 !!!.



Il   Presidente della Repubblica   ,  Ciampi , al quale mi  rivolsi per ottenere giustizia  , contro quel giudizio  infausto   …  mi rispose che non  poteva fare  … nulla ..  ! 





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Certamente  .. sono stati i migliori saluti.. da un povero presidente a un ricco .. soldato !!


  






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